Caso D’Addario-Chimirri: il prof. avv. Pasquale Rago ottiene l’ok della CEDU e punta alla Corte Costituzionale

STRASBURGO / ROMA / BATTIPAGLIA – Si profila una rivoluzione copernicana nel sistema del Giusto Processo italiano. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha ufficialmente comunicato una decisione di portata epocale: è stato dichiarato ammissibile il ricorso presentato dai familiari di Francesco Chimirri ed è stato contestualmente dichiarato pienamente ammissibile l’intervento ad adiuvandum d’urgenza depositato dalla Sig.ra Patrizia D’Addario assistita dal prof. avv. Pasquale Rago. Questa doppia declaratoria di ammissibilità da parte di Strasburgo non costituisce un semplice atto formale, ma attiene alla fondatezza e alla sostanza del diritto, colpendo al cuore il paradosso normativo che oggi impedisce alla persona offesa opponente — in sede di opposizione alla archiviazione — di ricusare un giudice di cui sia provata la mancanza di imparzialità. Sotto accusa per una parte anche lo sviamento di potere e l’abnormità della funzione giurisdizionale dei provvedimenti adottati dal competente G.I.P., unitamente alla mancata tutela dell’opponente in sede di opposizione alla archiviazione che, non essendo ritenuto parte, è spoglio di tutela e non può ricorrere all’istituto della ricusazione. L’ammissibilità dell’intervento della Sig.ra D’Addario a Strasburgo è il riconoscimento di un interesse più che qualificato, attuale, differenziato e concreto. La decisione di Strasburgo giunge a suffragare la battaglia legale impressa nell’intervento ad adiuvandum curato dal prof. avv. Pasquale Rago volto a denunciare manifeste violazioni e illegittimità che la Corte Costituzionale italiana sarà chiamata a vagliare a brevissimo. Nel caso specifico, il rigetto dell’opposizione alla archiviazione della Sig.ra D’Addario è risultato fondato su atti di processi distanti nel tempo e nell’oggetto, configurando provvedimenti del tutto abnormi per eccesso e sviamento di potere della funzione giurisdizionale del magistrato. La decisione di Strasburgo sulla ammissibilità giunge quale preludio necessario all’udienza dinanzi alla Corte Costituzionale del prossimo 20 maggio 2026. Il giudizio di legittimità costituzionale (R.G. Ord. n. …./2025) mira a trasformare le garanzie costituzionali degli artt. 111 e 117 Cost. da enunciazioni meramente simboliche o intese come orpelli normativi in strumenti reali di tutela, eliminando definitivamente quella “zona grigia” che oggi rende la vittima del reato un soggetto “orfano di garanzie” proprio nel momento in cui attiva il contraddittorio giudiziario. L’ammissibilità del ricorso Chimirri e dell‘intervento ad adiuvandum a Strasburgo è un segnale dirompente sulla sostanza del diritto che stiamo rivendicando. Non si piò accettare che le garanzie del giusto processo siano considerate orpelli normativi. La ammissibilità da parte della CEDU riconosce in modo del tutto manifesto la gravità dello sviamento e dell’eccesso di potere della funzione giurisdizionale per abnormità denunciato. Il 20 maggio 2026 si fanno voti alla Corte Costituzionale di restituire effettività alla funzione giurisdizionale, garantendo che l’imparzialità del magistrato sia un diritto concreto e reale non una mera proclamazione simbolica. La vicenda rappresenta un forte ed impegnato ambito legale unico finalizzato alla riscrittura degli articoli sulla ricusazione del giudice nel codice di rito italiano, per un’effettiva tutela dei diritti civili delle vittime in conformità con gli standards europei. L’intento è quello di generare un fronte unitario che mira a ricondurre la funzione giurisdizionale nell’alveo della piena terzietà e del rispetto dei diritti umani.

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