Articolo di Paolo De Vita
Festival Nazionale del monologo 2026, ultimo atto: teatro Fara Nume, Ostia Lido (Roma), sabato 24 ottobre. Tra i partecipanti, provenienti da ogni regione d’Italia, ci sarà, in rappresentanza della Campania, anche il 19enne Diego Ansalone, tra i componenti della compagnia Scenaperta teatro Giovani di Battipaglia, retta da Romina Pastorino! Ed è proprio dalla direttrice di Scenaperta vogliamo partire per far conoscere ai lettori questo importante concorso teatrale per giovani monologhisti di tutta Italia e, in particolar modo, uno dei suoi partecipanti, il battipagliese Diego Ansalone! “Dell’importanza di questo concorso sapevamo un po’ tutti ma, invero – rivela Romina Pastorino – è stato mio marito Danilo (Vaccher, ndr) ad invitare Diego a parteciparvi, ad iniziare dalla fase provinciale. Per Diego ora – evidenzia Pastorino – si aprono le porte della finale nazionale, il cui esito è difficile da pronosticare. Ma la cosa più importante, come in tutto ciò che si fa nella vita, è impegnarsi, e Diego lo sta facendo come, d’altronde, ha sempre fatto! Ha scelto un testo nel quale si riconosce e in cui crede. Sicuramente, comunque vada, andrà bene. Che dire – conclude Romina – sono fiera di Diego come di tutti i miei allievi, perché anche grazie al teatro, hanno acquisito valori e modalità di comportamento che, secondo me, portati nel quotidiano possono distinguerli”. Passiamo, ora, al protagonista di questo articolo; Diego Ansalone, arrivato fino alla fase finale del Festival Nazionale del monologo! “Accolgo sempre con favore qualsiasi iniziativa in cui posso mettermi in gioco – afferma con convinzione Diego – perché è mia ferma intenzione, vista anche la mia giovane età, imparare a conoscere il mio reale valore, e solo mettendomi davvero in gioco posso scoprirlo. Quindi accetto qualsiasi proposta, in ambito artistico, lavorativo e personale che sia nelle mie corde. Non sempre va bene ma, se qualsiasi risultato è da mettere in preventivo, sono consapevole che è l’esperienza che arricchisce il mio bagaglio personale, ed è ciò che mi rende più felice!” Se Danilo Vaccher, il regista di Scenaperta teatro, ti ha proposto di partecipare a questo concorso, la scelta del monologo é stata solo tua! “Avevo diversi testi tra cui scegliere, come spesso succede a chi, come me, frequentando assiduamente il mondo del teatro, ama impararli per cultura personale o per motivi scenici. Quello che ho scelto mi era particolarmente affine per una serie di ragioni, quindi la scelta è stata quasi automatica!” A questo punto non resta che svelare il nome del monologo e le ragioni che ti hanno spinto a privilegiarlo su tutti! “Il monologo si chiama ‘Mio padre è morto partigiano’, ed è stato scritto da Roberto Lerici e portato successivamente alla notorietà da Gigi Proietti nel suo spettacolo ‘A me gli occhi, please’. In realtà, si tratta quasi di una poesia più che di un monologo, che ha per protagonista un ragazzo che non ha mai conosciuto il padre, morto durante la resistenza. Però una notte gli compare in sogno e inizia un confronto tra due generazioni: quella della guerra e l’altra, immediatamente successiva, del post conflitto bellico. È proprio su questo confronto fatto di aspettative, in parte non mantenute, che si regge gran parte del monologo”. Perché lo hai scelto, anche in virtù del concorso che sta per arrivare alla sua fase conclusiva? “L’ho scelto principalmente perché il tema del confronto generazionale è a me molto caro in quanto, interfacciandomi con tante persone, non solo della mia età, e sentendomi più grande dell’età che ho, capire il punto di vista di chi appartiene ad altre generazioni, a me piace tanto. In considerazione di questo – prosegue Diego Ansalone – lo studio attoriale e psicologico che c’era riguardo al monologo che ho scelto era, su tutto, la cosa che più mi intrigava. Per quanto riguarda, invece, la scelta in funzione alla manifestazione alla quale sto partecipando; ebbene, più di un monologo che mettesse in risalto la tecnica e la bravura dell’attore, io cercavo qualcosa che emozionasse il pubblico, che lo scuotesse, perché credo sia questa la vera essenza del teatro. Un genere di teatro che io definisco povero e solitario, fatto cioè da una luce, una sedia e l’attore, con la storia unica protagonista della performance. Tutti questi elementi erano, e lo sono stati, funzionali a questo tipo di manifestazione!” Vogliamo ripercorrere a ritroso le tappe che ti hanno portato a qualificarti alla finale nazionale? “Certo! A giugno, a Salerno, si è tenuta la selezione provinciale, alla quale hanno partecipato tanti ragazzi e ragazze davvero molto capaci. Siamo passati alla fase regionale in due, più un ragazzo di un’altra fascia d’età, e io mi sono classificato al secondo posto. La fase regionale – prosegue Ansalone – invece, si é tenuta a Pompei, a settembre scorso, e tra i tanti attori provenienti da tutta la regione, io mi sono classificato al primo posto, così rappresenterò la Campania, assieme a una ragazza, piazzatosi al secondo posto, alla finale nazionale, in programma sabato ad Ostia. E spero di poter dire che anche in occasione della finale nazionale c’è stato qualcosa da poter ricordare!” Per finire, cosa ti piacerebbe portare a casa da questa esperienza? “Quello che mi interessa realmente è sapere di aver dato tutto quanto è nelle mie possibilità nel momento in cui sono sul palcoscenico, indipendentemente dalla valutazione che verrà fatta della mia performance. Quello al quale ambisco maggiormente è di far provare delle emozioni a chi mi vedrà recitare”. Lodevoli intenzioni a parte del giovane Ansalone, ciò che più preme, a chi, come noi, egoisticamente punta anche al risultato, é vederlo primeggiare alla decisiva finale nazionale! Quindi, come si dice nel dietro le quinte di ogni spettacolo teatrale: tanta merda, Diego Ansalone!
Articolo di Paolo De Vita










