Elezione Cappelli, la vittoria di Pirro

Si è consumato immediatamente, l’urlo di vittoria, dopo le votazioni, (si fa per dire) provinciali. La conferenza stampa indetta il giorno dopo la elezione di Angelo Cappelli,di FRATELLI D’ITALIA, quale rappresentante del comune di Battipaglia,a palazzo S. Agostino, è stato inteso come un grido di vittoria per la città. In vero, va significato, che la Legge 56/2014, cosiddetta “Legge Delrio”ha rivisto profondamente ruolo ed organizzazione delle Province, trasformate in enti territoriali di area vasta. In attesa dellariforma costituzionale, e delle relative norme di attuazione, il provvedimento ha istituito le città metropolitane di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, rivedendo l’organizzazione interna e le funzioni amministrative provinciali e introducendo una nuova disciplina in materia di unioni e fusioni di comuni. Sono organi della provincia: il Presidente, il Consiglio provinciale e l’Assemblea dei Sindaci. Presidente e Consiglio provinciale sono organi elettivi di secondo grado, eletti dai Sindaci e dai Consiglieri dei comuni della provincia. L’Assemblea dei Sindaci è composta dai Sindaci dei comuni della provincia. Tutti gli incarichi sono a titolo gratuito. E, anteposto questo criterio, è doveroso  significare politicamente, quanto la linea adottata in seno all’assise cittadino, sia stato funesto per il futuro politico di Battipaglia. Una scelta, in pratica, che va oltre la considerazione della elezione di un consigliere locale, ma va letta come la sconfitta definitiva di una città, genuflessa al potere politico altrui, e la prova è rappresentata dalla mancanza di voti, promessi a locali componenti politiche, che nei fatti e, soprattutto nel voto, sono venuti a mancare. Cappelli, ottiene il voto di 12 componenti il consiglio comunale di Battipaglia ed al tri due esterni. Ci si chiede, dove sono andati a finire i voti promessi da Cirielli, via Gioia, e da Gambino, via Tozzi. Una scelta, ed una vittoria, che equivale a quella di Pirro sugli elefanti, ed i soldati, ovvero i voti, che possono essere considerati come quelli di ElAhamein. L’assioma storico, andrebbe approfondito, ma siamo certi che i tanto conoscitori del fatto e della politica, comprenderanno l’accostamento. (Mi auguro anche tra i rappresentanti politici). In pratica, con la elezione di Cappelli, Battipaglia è fuori dalla provincia e dalla regione. Dai progetti politici si intende, tanto da avere una maggioranza di centro-centro sinistra, che spazza d’un fiato le ambizioni, poche in verità, di una città, che vive allo sbando dopo un lungo periodo di commissariamento ed una ripresa tanto decantata, che mai c’è stata. Almeno nei primi 180 giorni, laddove questa amministrazione, ha prodotto, circa il 25% di delibere in meno delle passate amministrazioni, che non avevano comunque brillato durante la loro gestione.  Ritornando al nostro, va significato, che le strategie politiche provinciali adottate, non hanno giovato alla città. Era in gioco anche Antonio Sagarese, componente “civica” sia dell’amministrazione locale e di maggioranza, che come candidato al consiglio provinciale. Sarebbe stato l’ago della bilancia, la posizione del Sagarese, dando la possibilità di apertura, non tanto politica, ma di approccio, alle scelte che potevano riguardare le scelte future per la città. Andando oltre, la opzione migliore, sarebbe stata quella di una sola candidatura col sindaco rappresentante della città. Così invece, si è infierito ulteriormente su Battipaglia, devastandola  politicamente, tanto da essere fuori dalle scelte importanti, sia regionali che nazionali.  Un po’ il discorso dei “se” e dei “ma”, certo. Ma i fossi ne sono pieni, ed a poco servono le esperienze, se gli errori, si reiterano.  Sempre. E Battipaglia è messa davvero bene su queste scelte. A noi quindi, il compito di leggere il voto in prospettiva strategica per la città, e non quella di giudicare qualcuno attraverso il voto. Un giornalista libero, fa questo e non si genuflette alle fesserie raccontate. Un po’ di criterio, orsù.

                                                                                         Giovanni Coscia


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