sabato, Maggio 28, 2022

Intimidazione al sindaco, indagini su frange eburine

Città ancora in fibrillazione dopo l’atto intimidatorio a Cecilia Francese. Tanto che l’attenzione degli inquirenti pare concentrarsi, presumibilmente, sulla vicina Eboli, patria di Gerardo Rosania e compagno di vita della sindaca. Rosania, infatti, fu “padre” degli abbattimenti abusivi nel tratto litorale di Eboli. Quale accostamento? E’ possibile che si faccia dello stesso provvedimento ebolitano un processo all’intenzione sul litorale battipagliese?  Chi ne esce male, per l’ennesima volta, è sempre Battipaglia, che accostata dalla Bindi, nella sua lista dei non candidabili, ben sette unitamente agli impresentabili, viene gettata ancora una volta alla gogna mediatica. Va ricordato ai media nazionali, che questa città vive con serenità i propri giorni, con persone dedite al lavoro quotidiano e che nulla ha a che fare e vedere con eventuali organizzazioni criminali e malavitose. E’ la politica che deve salvaguardare i propri cittadini e tutelarli da nefandezze della quale, forse, è stata correa di talune sciagure. Già, una politica che negli ultimi venti anni, ha vissuto ben cinque commissariamenti, di altrettanti commissari che hanno gettato la città in una paralisi quasi irreversibile. E si vuole attribuire la colpa ai cittadini che dovranno allertarsi su episodi che non gli appartengono? Perché la politica locale non ha provveduto a tenere a debita distanza gli eventuali accostamenti malavitosi ad essa? Come si diceva, la domanda sorge spontanea, e ci fermiamo a quelle che sono invece le problematiche da affrontare nel dopo commissariamento. Saprà Cecilia Francese, vivere equidistante da quella busta recapitatagli, nella serenità del suo operare? Siamo sicuri che le sue capacità politiche e di forte personalità, sapranno affrontare alla meglio, quanto le si proporrà nell’immediato futuro politico ed amministrativo. Molto, anzi, tanto dipenderà anche dal suo entourage. Quell’entourage composto da persone che conoscono la vita e la politica e che sapranno certamente tutelare il sindaco e soprattutto la città, avvolta in una gogna mediatica che non merita di certo e che dovrà risollevarsi ancora una volta, come fece Pompei nelle sue rovine causate dal Vesuvio. Ma Battipaglia non è Waterloo. Né nella sua storia, né tantomeno è attorniata da farabutti che pur di ingrassare le proprie tasche di sporchi euro, non ha vergogna alcuna di genuflettere un popolo, che ha saputo sopravvivere e rinascere alla grande, anche dopo i moti del 1969. Carmine Citro e Teresa Ricciardi, i due giovani caduti in quell’inferno del 9 aprile, sono tra noi.

                                                                                                                                         Giovanni Coscia


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