La scorsa settimana si sono celebrati i funerali di Antonio Rocco, detto Nino. I familiari e gli amici gli hanno tributato l’ultimo saluto dopo quasi 12 mesi di ricerca dalla sua scomparsa. Del 64enne di Olevano Sul Tusciano, ma residente a Battipaglia, si erano perse le tracce venerdì 8 luglio 2016 dopo essersi recato con altri due amici a cercare funghi sulle montagne del Polveracchio. Solo una telefonata ai due compagni prima di svanire nel nulla. Più di settanta persone l’hanno cercato invano. Una task force formata dai volontari dell’accademia Kronos di Senerchia guidati da Fabrizio Lullo e Gerardo Basile, dai vigili del fuoco del nucleo Saf, i Tas, dal nucleo elicotteri e quello dell’unità cinofila, una squadra terrestre di Lioni e l’UCL, dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, dal corpo Forestale dello Stato, dalla Croce Rossa e dai cacciatori di Senerchia. Dopo di ché la Prefettura di Avellino dispose la sospensione delle ricerche. Il 24 maggio scorso Joe Brehun, escursionista americano, ha rinvenuto dei resti umani in una zona impervia delle montagne che sovrastano l’oasi del WWF di valle della Caccia a Senerchia. L’esito degli accertamenti medico-legali ha sancito che il DNA di quel corpo è di Antonio Rocco, detto Nino.










