mercoledì, Dicembre 2, 2020

Napoli caccia i Tedeschi nel 1943 (Video delle 4 giornate)

Napoli fu la prima grande città europea a sollevarsi contro le forze di occupazione tedesca. Tutto avvenne in quattro drammatiche giornate tra il 27 ed il 30 settembre 1943. La tensione in città era già alta a poche ore dall’armistizio di Cassibile con il quale l’Italia si arrendeva agli Alleati. Il 9 settembre in via Foria un gruppo di soldati italiani cattura un autoblindo tedesco facendo venti prigionieri. I militari italiani pensavano di aver compiuto un atto lodevole di resistenza di fronte al nuovo nemico. Il comando militare italiano invece li arresta e li conduce alla caserma Bianchini ed ordina il rilascio dei prigionieri tedeschi. Il 10 settembre 1943, tra piazza del Plebiscito e i giardini del Molosiglio, avvenne il primo scontro cruento, con i militari italiani ed alcuni cittadini napoletani che riuscirono ad impedire il transito di alcuni automezzi tedeschi; nei combattimenti morirono 3 marinai e 3 soldati tedeschi. La rappresaglia per gli scontri di piazza del Plebiscito non tardò ad arrivare: i tedeschi, infatti, appiccarono un incendio alla Biblioteca Nazionale e aprirono il fuoco sulla folla intervenuta. Il caos è alle stelle. Non si sa chi comandi, né cosa fare. Un aiuto a chiarire le cose, sia pure in modo drammatico, lo darà il comandante della guarnigione tedesca, il colonnello Walter Scholl. Questi proclamerà il coprifuoco e lo stato d’assedio attraverso un avviso che fece affiggere in tutta la città. Isolati e sporadici però gli episodi di resistenza non cessarono mentre i tedeschi rispondevano con esecuzioni sommarie, rastrellamenti e saccheggi. Scholl che impersonava l’archetipo dell’ufficiale ottuso e nazista ordinò il 22 settembre l’evacuazione della fascia costiera della città per una profondità di 300 metri. In poche ore circa 240.000 cittadini furono costretti ad abbandonare le proprie case per consentire la creazione di una “zona militare di sicurezza” che sembrava preludere alla distruzione del porto. Quasi contemporaneamente, un manifesto del prefetto fascista intimava la chiamata al servizio di lavoro obbligatorio per tutti i maschi di età compresa fra i diciotto e i trentatré anni, in pratica una deportazione forzata nei campi di lavoro in Germania. Nonostante la minaccia di essere passati per le armi per coloro che si sarebbero sottratti, sui circa 30.000 destinatari solo poco più di un centinaio di napoletani si presentarono. La goccia che farà traboccare il vaso dell’esasperazione di Napoli però avviene il 27 settembre quando i tedeschi rastrellano ben 8000 persone. Alcune centinaia di persone che si erano armate saccheggiando dei depositi di armi, sostenute da alcuni reparti di “badogliani” diede il via ad una vera e propria guerriglia urbana contro le forze di occupazione. Queste forze spontanee e raccogliticce, prive di qualunque collegamento con la Resistenza, espressioni di tutte le classi sociali liberarono le persone destinate alla deportazione e costrinsero il colonnello Scholl dopo quattro giorni di furiose imboscate e combattimenti a trattare nonostante la netta supremazia in uomini e mezzi. La sua controparte fu un giovane tenente del Regio Esercito Enzo Stimolo che si era particolarmente distinto in quelle drammatiche quattro giornate. Il 29 settembre presso il quartier generale tedesco in corso Vittorio Emanuele (tra l’altro ripetutamente attaccato dagli insorti) avvenne la trattativa tra il Colonnello Walter Scholl ed Enzo Stimolo per la riconsegna dei prigionieri del Campo Sportivo del Littorio; Walter Scholl ottenne di aver libero il passaggio per uscire da Napoli, in cambio del rilascio degli ostaggi che ancora erano prigionieri al campo sportivo. Per la prima volta in Europa i tedeschi trattavano alla pari con degli insorti. La ritirata tedesca del 30 settembre non fu però indolore. Per tutta la giornata proseguirono combattimenti e distruzioni, i tedeschi in rotta lasciarono dietro di loro incendi e stragi; clamoroso fu il caso dei fondi dell’Archivio di Stato di Napoli, che furono dati alle fiamme per ritorsione nella villa Montesano di San Paolo Belsito, dove erano stati nascosti, con incalcolabili danni al patrimonio storico e artistico. Il bilancio delle vittime delle quattro giornate di Napoli è tutt’ora controverso si oscilla dalle 155 vittime per la Commissione ministeriale per il riconoscimento partigiano alle oltre 560 dei registri del Cimitero di Poggioreale. Il 1 ottobre alle 9.30 del mattino i primi carri armati Alleati entrarono in città, mentre alla fine della stessa giornata, il comando tedesco in Italia, per bocca del feldmaresciallo Albert Kesselring, considerò conclusa la ritirata con successo. Napoli fu insignita della medaglia d’oro al Valor Militare per l’eroismo dimostrato dalla popolazione nelle quattro giornate che portarono alla sua liberazione dal giogo nazi-fascista.

(Scienza & Dintorni)


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