mercoledì, Gennaio 27, 2021

Diego ora sei Leggenda!

Pensavamo fossi immortale, che questo triste giorno non potesse mai arrivare, che avresti dribblato ancora una volta la morte, ma il 25 novembre 2020 sei diventato Leggenda. Maradona è Mozart, è Da Vinci, è Dante Alighieri, è Picasso, è Einstein.

È difficile raccontare Diego Armando Maradona per chi è nato alla fine degli anni 80 ma il rumore assordante delle sue gesta è arrivato a tutti. I video e le testimonianze, di quelle persone che avevano intuito già allora di essere dei privilegiati, sono il lascito più vero di un campione senza tempo.

“Era un dio ma nessuno è stato più umano di lui, mai una volta l’ho visto salire sul piedistallo, essere superbo – Ciro Ferrara – Quando doveva dirti che avevi sbagliato aspettava che lo spogliatoio si svuotasse, ti prendeva da parte e ti spiegava. Nella mia vita, Diego è stato una presenza immensa”

Non troverete un solo compagno di squadra o avversario che parli male di Maradona, anzi c’è un aggettivo che torna sempre nei ricordi di chi l’ha incrociato in campo: generoso. Sono mille gli aneddoti che lo hanno visto protagonista di piccoli e grandi gesti: dalle lettere di auguri a Natale a tutti calciatori della Serie A, dallo stipendio fatto triplicare ad un giovanissimo Pino Taglialatela, per citarne solo alcuni.

Come quella volta che nel suo primo inverno a Napoli nel ’85 portò tutta la squadra a giocare nel fango di un campetto di Acerra. Il calciatore Pietro Punzone aveva conosciuto un tifoso che aveva un figlio ammalato al quale non poteva garantire le costose cure. Giocare una partita di beneficenza era la soluzione più rapida ma la dirigenza non voleva rischiare infortuni.

Diego non ci pensò due volte e trascinò i suoi compagni: “Che si fottessero i Lloyd di Londra questa partita si deve giocare per quel bambino”. L’eccezionalità sta nel fatto che il Napoli giocò quella partita di beneficenza non al San Paolo ma nella città del bambino, il giorno dopo una trasferta di Torino difficile.

Maradona la giocò come se fosse una finale, perché quella gente quel bambino si meritavano il vero Diego, non una passerella.

“Tutti dicono: questo è stato il migliore del Barcellona, questo è stato il migliore del Real Madrid, questo è stato il migliore del Chelsea, questo è stato il migliore… Io sono orgoglioso di essere stato il migliore a Napoli”

L’amore tra il Pibe de Ora e Napoli è qualcosa di viscerale tanto quanto istintivo come lo testimoniano le sue prime parole all’arrivo in città: “Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires”

“Quella 10 lui non l’ha opposta solo a tutti gli avversari della sua vita, ma anche a tutti i mascalzoni del mondo – la poesia di Federico Buffa – come solo un’altra persona ha saputo fare, Muhammad Ali, insieme a lui il più grande sportivo dell’umanità, dove l’uomo e l’atleta non possono essere separati”

La mano de Dios all’Inghilterra nel mondiale di Messico 1986, prima del gol più bello di tutti i tempi, viene ricordato come riscatto dall’invasione delle Isole Falkland-Malvinas. Maradona si è sempre esposto politicamente, sia se si trattasse della sua Argentina sia per quanto concerne le governance del calcio.

Un rivoluzionario che non si è mai assoggettato ai poteri forti, ai grandi, ma è sempre stato del e con il popolo. Non a caso le sue amicizie con Fidel Castro, Hugo Chavez e Nicolas Maduro sono state vissute profondamente a alla luce del sole. Con il leader cubano (morto anche lui il 25 novembre, ma nel 2016) il legame è fortissimo. Castro lo volle a tutti costi con sé nel 2000 per rimetterlo a nuovo nell’opera disintossicazione.

Non è blasfemia o fanatismo tutto ciò che è accaduto con Maradona in vita e come la gente lo ricorda e lo piange ora che ci ha lasciato. La complessità nel comprendere come un uomo così imperfetto sia riuscito ad essere un idolo extra-calcio è la sintesi della sua divinità.

“Era un uomo fragile e limpido, come un calice di cristallo – la chiosa di Maurizio De Giovanni – e lui si è rotto mille volte, senza perdere la limpidità”

Mauro De Santishttps://www.lapennadelpartenopeo.com/
Ciao sono Mauro, ho deciso di scrivere per me stesso. Solitamente le persone decidono di condividere i propri pensieri per gli altri, per un innata esigenza di approvazione. Ecco io devo sfamare unicamente la mia passione che a volte fatica a rimanere nelle consuetudini del buon giornalista. Amo lo sport, il calcio e la mia certificata fede partenopea. Dai campetti di periferia all’inchiostro di una penna… Cosa leggerete? Notizie, spunti, intuizioni. Uno sguardo analitico e tattico, un approccio professionale e passionale, a 360° sullo sport più bello del mondo. Giusto? Sbagliato? Interessante? Questo lo deciderete voi: “Si scrive soltanto una metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore” (Joseph Conrad)

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