La devozione verso la figura della mamma ha attraversato sin dalla preistoria le vicende umane. In Italia la festa della mamma avviene per la prima volta, ad Assisi, nel 1957 per iniziativa di padre Otello Migliosi. Nonostante l’assalto del consumismo, resta una ricorrenza cui tutti sono legati ed alla figura della mamma si lega quella della salute ed in particolare per sollecitare ogni possibile forma di prevenzione che possa evitare incidenza sul fondamentale ruolo della donna pilastro della famiglia e autrice del miracolo della vita. In questa occasione sono tante le iniziative finalizzate a suscitare consapevolezza sul tema della prevenzione della salute, come “L’Azalea della ricerca” fin dal 1985 in moltissime piazze della nostra penisola. Ma la ricorrenza deve anche essere occasione per raccontare una fiaba dei tempi attuali con la vicenda umana e personale di una donna salernitana di 31 anni, le cui iniziali sono E.O. Per la donna, nella primavera dello scorso anno la gioia di una seconda gravidanza giungeva ad inondare la famiglia, mentre la pandemia faceva conoscere all’uomo di oggi nuovi limiti ed incertezze. A luglio sull’annuncio festoso cala una cortina di perplessità e timore con la diagnosi, mediante biopsia, effettuata dal chirurgo oncologo senologo, dott. Giuseppe Santoro di un tumore al seno altamente maligno. La donna esegue un trattamento neoadiuvante con due cicli di chemioterapia. Il 21 settembre dello scorso anno presso la Clinica Malzoni di Avellino, a seguito di un normale processo di gestazione alla trentasettesima settimana, seguito dal ginecologo dott. Raffaele Petta emette i primi vagiti una bella bambina di 2,800 grammi, che non ha bisogno nemmeno di incubatrice. Al tenero virgulto viene imposto il nome augurale di Vittoria. Intanto la mamma comincia a riprendersi e la bimba a sillabare. Nello scorso mese di marzo presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno il chirurgo oncologo senologo Giuseppe Santoro effettua l’intervento radicale nipple sparing (conservazione dell’areola e del capezzolo), cui seguirà l’intervento di ricostruzione. Il chirurgo salernitano ha sottolineato che l’insorgere di un tumore non preclude ormai più la possibilità di diventare genitore, anche se la scoperta avviene in gravidanza; infatti oggi è possibile salvaguardare la fertilità della donna con specifici trattamenti di conservazione degli ovociti e di farmaci che consentono il “riposo ovarico”. Inoltre i trattamenti antitumorali eseguiti prima del concepimento non aumentano il rischio di malformazioni congenite nel feto; per cui oggi i tumori diagnosticati durante la gravidanza possono essere trattati senza compromettere lo stato di salute e la sopravvivenza della gestante e del feto. Recenti studi hanno, infine, confermato che la maternità non favorisce la recidiva del tumore al seno. Per la 31enne salernitana la celebrazione della festività avrà un sapore particolare. A Lei ed a tutte le donne che lottano contro le insidie del benessere fisico vogliamo dedicare la ricorrenza di quest’anno, unendole in un abbraccio con quelle che hanno lottato e vinto il virus.











