sabato, Giugno 22, 2024

Pontecagnano. Omicidio Capezzuti, arrestati i coniugi Damiano Noschese e Mariabarbara Vacchiano, con il figlio minorenne

I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno hanno dato esecuzione, questa mattina, ad una ordinanza applicativa di misura cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Salerno nei confronti dei coniugi Damiano Noschese e Mariabarbara Vacchiano, nonché ad un’ordinanza custodiale in IPM emessa dal Gip presso il Tribunale per i minorenni nei confronti di uno dei figlio minori della coppia, su richiesta, rispettivamente, della Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Salerno. I giudici emittenti hanno entrambi ritenuto la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei tre indagati, quanto all’omicidio della giovane Maria Grazia Capezzuti, di origini milanesi, soggetto fragile e vulnerabile in quanto affetta da disturbo della condotta in ritardo mentale di media gravità. Per i soli indagati maggiorenni il Gip presso il Tribunale di Salerno, ha ritenuto altresì sussistenti gravi indizi anche in ordine ai delitti di tortura, maltrattamenti, sequestro di persona, indebito utilizzo di carte di pagamento sempre in danno di Capezzuti, così come contestato dall’accusa. Nei confronti del minore, infatti, la richiesta cautelare, allo stato, riguarda la sola contestazione di omicidio ed occultamento di cadavere.  La vittima, con un passato complesso di istituzionalizzazione, dal 2017 circa era stabilita all’interna della piccola comunità di Pontecagnano Faiano ove aveva trovato ospitalità da parte del nucleo familiare Vacchiano/Noschese, in quanto legata da una relazione sentimentale con uno dei componenti della famiglia, presso la quale era rimasta anche dopo la morte prematura di questi. L’insorgenza dell’astio nei confronti della giovane, da parte del nucleo familiare si riconnetterebbe al decesso del fidanzato della Capezzuti, decesso del quale questa sarebbe stata ingiustamente incolpata, così come ricostruito nei citati provvedimenti dei Gip, sulla base di varie testimonianze raccolte, anche al di fuori del nucleo familiare, nel corso delle indagini preliminari. Nelle ordinanze restrittive, si ipotizza che la giovane, divenuta un’ospite “indesiderata” sarebbe stata sottoposta a maltrattamenti e torture per mero intento e spirito punitivo, ma soprattutto che gli indagati, dopo aver progressivamente isolata la ragazza, si sarebbero impossessati della sua pensione di invalidità INPS prelevandola mensilmente.

In entrambi i provvedimenti cautelari, infatti, sono stati valutati dal Gip le acquisizioni documentali e dichiarazioni testimoniali dalle quali risulterebbe che il conto intestato alla Capezzuti sia stato aperto presso l’Ufficio Postale di Pontecagnano nel settembre del 2021 dai coniugi Vacchiano/Noschese che avrebbero attinto ogni mese, fino al giugno 2022, dai fondi della Capezzuti prelevando, immediatamente dopo l’accredito, la pensione in due distinte tranches. Inoltre dall’attività investigativa svolta dai Carabinieri di Salerno, venivano effettuati servizi di osservazione e pedinamento nonché veniva disposto l’inserimento di un alert sul sistema di videosorveglianza installato presso il solito ATM ove venivano eseguiti i prelievi. Tali attività, riscontrate dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, delle escissioni di persone inserite nel nucleo familiare Vacchiano Noschese, consentivano di accertare, a livello di gravità indiziaria, che sarebbero stati solo i due indagati maggiorenni arrestati ad effettuare i prelievi dal libretto del deposito al risparmio.

Per raggiungere il loro scopo gli indagati avrebbero sempre più progressivamente isolato la Capezzuti anche dai suoi familiari. Alla data della scomparsa, infatti, i genitori della ragazza erano ignari della permanenza della stessa presso il nucleo familiare Vacchiano Noschese, essendo stato loro comunicato, nell’estate 2021, proprio dalla Vacchiano Mariabarbara, che Marzia si era allontanata da Pontecagnano Faiano insieme ad un fantomatico fidanzato. Gli ultimi momenti della vita di Marzia Capezzuti sono stati ricostruiti in entrambi i provvedimenti cautelari in base alla escussione di numerose persone prossime al nucleo familiare Vacchiano Noschese, alcune anche presenti in casa al momento del verosimile allontanamento dalla stessa: secondo quanto ritenuto dai Gip, infatti, la Capezzuti sarebbe stata portata via proprio dai tre indagati dalla casa di residenza, in piena notte.

E proprio sulla base di elementi dichiarativi acquisiti nel corso delle investigazioni che si è proceduto al monitoraggio della zona di rinvenimento del cadavere della Capezzuti, rinvenimento avvenuto il 25 ottobre del 2022, all’interno del casolare abbandonato in Montecorvino Pugliano.

Le analisi dattiloscopiche, ottenute comparando un frammento palmare repertato in data 25 ottobre 2022 dalla SIS CC di Carabinieri di Salerno, hanno permesso di formulare un giudizio di identità tra il palmo presente sul file DSC01050 e il palmo della mano sinistra di Marzia Capezzuti. Dette conclusioni, secondo i provvedimenti cautelari, risulterebbero suffragate, altresì, da ulteriori accertamenti tecnici eseguiti su materiale biologico estrapolato da un dente rinvenuto sul pavimento in prossimità del cadavere. Il quadro indiziario evidenziato nelle richieste della Procura trova ulteriore conforto nella confessione extragiudiziale registrata in una videochiamata effettuata sul social network Instagram tra il minore tratto in arresto e sua sorella Vacchiano Annamaria, durante la quale vi sarebbe stata una descrizione delle modalità dell’omicidio e del luogo in cui lo stesso sarebbe avvenuto. Naturalmente, per dovere di cronaca, ricordiamo che i tre indagati prima di essere condannati devono poter difendersi in un processo, considerato che per tutti vale il principio costituzionalmente garantito di presunzione di non colpevolezza.

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