Violenza sessuale e maltrattamenti in concorso: è questa l’accusa formulata dalla Procura militare di l’Aquila nei confronti di 3 capitani delle Fiamme Gialle, tra i quali figura anche un 29enne di Battipaglia. Le indagini, assegnate al pm Ugo Timpano, sono scattate a seguito della denuncia presentata da un’allieva della Scuola ispettori e sovrintendenti di Coppito, in Abruzzo. Allo stato c’è il massimo riserbo bensì la Procura ha già acquisito la chat incriminata nella quale i quattro finanzieri, secondo l’accusa, si scambiavano commenti sugli episodi di violenza. La presunta vittima ha raccontato di essere stata violentata a casa del capitano e di essere stata convocata più volte nel suo ufficio. Episodi che poi sarebbero stati addirittura commentati all’interno di una chat WhatsApp nella quale era presente il presunto autore degli abusi, insieme con tre suoi parigrado. Il Comando generale della Guardia di Finanza, dal proprio canto, ha deciso di allontanare immediatamente gli indagati, trasferiti in altre regioni con compiti operativi. Il fatto risale allo scorso maggio, quando l’allieva, originaria della Puglia, decide di denunciare le presunte violenze subite da parte di un capitano della Scuola a due passi dall’Aquila, una delle più prestigiose delle Fiamme Gialle a livello nazionale.
La giovane, al primo anno di corso, avrebbe riferito di essere stata vittima di abusi nell’abitazione dell’ufficiale, un 33enne originario della Sicilia, nella periferia dell’Aquila.
Secondo l’accusa gli altri tre capitani indagati (un 30enne di Formia, un coetaneo di Battipaglia e un 29enne di Pescara) avrebbero cercato di ottenere prestazioni sessuali da altre allieve di quella che viene considerata una Scuola modello per i finanzieri italiani.
Nel gruppo WhatsApp gli indagati si sarebbero scambiati informazioni e contatti delle allieve con tanto di foto e video.
Tutto materiale che è finito all’interno del fascicolo sul tavolo dei magistrati, che hanno disposto anche il sequestro dei dispositivi mobili e computer. Ai quattro viene contestato l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando della loro qualifica di ufficiali e quindi di supremazia.









