Ieri mattina l’ultimo saluto al 46enne battipagliese Antonio Cammarota stroncato in pochi mesi da una maledetta malattia. Il rito funebre, che ha visto la partecipazione di centinaia di persone, si è celebrato nella Chiesa di San Gregorio VII; a pochi passi da Viale della Libertà dove Antonio è cresciuto. Ad officiare la Santa Messa don Michele Olivieri, che nell’omelia ha ricordato il dolore della Madonna per la morte del figlio: Gesù. “La sofferenza più grande per una mamma è quella di vedere morire il proprio figlio. Ma non ci deve assalire la disperazione. Dobbiamo pregare perché Antonio adesso si trova nel regno eterno del Paradiso, è la che vive”. Don Michele, tra le altre cose cose, ha ricordato che Antonio è un “Uomo Buono” e tutti noi dobbiamo seguire la strada della bontà, della giovialità. A salutarlo fuori e dentro la Chiesa i compagni di scuola, degli anni del Ragioneria, gli amici del quartiere Sant’Anna, i colleghi di lavoro, una rappresentanza dei tifosi della Battipagliese, tante altre persone che con la loro presenza hanno voluto esprimere il proprio cordoglio alla mamma, al papà e a tutti i familiari. C’è incredulità e commozione, c’è chi piange e chi prega, c’è chi semplicemente resta in silenzio. Vicino al carrofunebre, prima di portare la bara in Chiesa, c’è la sua moto con il motore acceso e per qualche minuto viene accelerata per fargli “sentire” per l’ultima volta il rombo del motore. Fuori la Chiesa, al termine della messa, la bara viene portata a spalla dagli amici e prima di condurla al cimitero per la tumulazione, c’è il saluto dei tifosi della Battipagliese. Srotolano un lunghissimo striscione che tengono fra le loro mani con sopra impresso:”Hai lottato come un vero guerriero, buon viaggio fratello bianconero”. Musica, applausi e pianti, con un corteo di gente che stenta a credere nella dipartita di Antonio Cammarota.









