È nata una nuova scuola di judo a Battipaglia, città in cui la disciplina nipponica ha una tradizione molto forte e con radici antiche.
Fu il Maestro Nino Agresta, infatti, agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso, con la sua “Ikuei judo”, a far conoscere l’arte nobile nella città capofila della Piana del Sele.
Ad aprire le porte al nuovo dojo è stata la Palestra “Tusciania” della famiglia Porcelli, nella storica società battipagliese da oggi, oltre alle tante altre discipline sportive offerte, è possibile praticare anche il judo. Il settore è affidato al Maestro Andrea Pastore che ha una esperienza ultra trentennale nell’insegnamento ed al suo collaboratore il Maestro Umberto Serio, ingegnere nella vita ma con una grande passione per l’antica arte giapponese.
Ho avuto il piacere di intervistare entrambi i tecnici e le prime domande, per il rispetto che proprio il judo impone, sono state rivolte al Maestro più “anziano”, Andrea Pastore.
Maestro, ci può definire il judo e quando nasce?
“Il judo lo si può definire in diversi modi: un’arte marziale, uno sport da combattimento ed anche un metodo di difesa personale. Il judo nasce in Giappone alla fine dell’ottocento grazie al Maestro Jigoro Kano”.
Quanto tempo ci vuole per imparare il judo?
“Bella domanda e la risposta non è semplice, nel senso che ci vuole il tempo necessario e ciò varia, soprattutto, in base all’impegno degli atleti ed alla loro frequenza negli allenamenti. In genere ci vogliono diversi mesi per apprenderne le basi ed anni di pratica per raggiungere dei buoni livelli”.
Il judo è anche una disciplina olimpica, vero?
“Si, il judo diventa uno sport olimpionico nel 1964 e mi consenta di aggiungere che questa nobile arte è stata dichiarata dall’UNESCO come la migliore formazione iniziale per bambini e ragazzi e come pratica, comunque, adatta a qualsiasi età. Ed ancora che il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) considera il judo uno degli sport più completi e che promuove i valori di amicizia, mutua collaborazione e del rispetto”.
Dopo aver ringraziato il Maestro Andrea Pastore, rivolgo alcune domande anche ad Umberto Serio.
Maestro sono in tanti ad immaginare il judo come una disciplina violenta, cosa risponde al riguardo?
“Uno disciplina violenta! (sorride l’Ing. Serio n.d.r.) Il termine judo si traduce in “via della gentilezza”, perché questa disciplina, sebbene sia un’arte marziale e un metodo di difesa personale, non prevede l’uso della violenza. Essa si compone di tecniche e prese il cui obbiettivo è rendere inoffensivo l’avversario attraverso la sua immobilizzazione.
Le dirò di più, il Maestro Kyuzo Mifune nel suo ‘The Canon of Judo’ scriveva:
“…Allenarsi nella disciplina del jūdō significa raggiungere la perfetta conoscenza dello spirito attraverso l’addestramento attacco-difesa e l’assiduo sforzo per ottenere un miglioramento fisico-spirituale. Il perfezionamento dell’io così ottenuto dovrà essere indirizzato al servizio sociale, che costituisce l’obiettivo ultimo del jūdō…”.
Perché consigliare ai genitori di far paraticare il judo ai loro figli?
“Tra gli insegnamenti più importanti, il judo evidenzia il rispetto per l’avversario. Questa disciplina insegna che anche in uno sport di difesa personale si può lasciare da parte la violenza, dando spazio a tecniche che coinvolgono lo spirito e l’equilibrio. Il judo aumenta l’autostima, aiuta a socializzare, a combattere la timidezza ed è la scuola per apprendere il rispetto degli altri e di sé stessi”.
Quali sono i valori del judo?
Il judo è una disciplina costituita da valori profondi e del primo ho già parlato, il rispetto, poi vi sono: la cortesia e l’umiltà. Sono valori incorporati in ogni aspetto della pratica del judo e sono indisponsabili anche per le regole del judo stesso.
Al termine delle interviste ho ringraziato i Maestri ed il Prof. Enzo Porcelli, patron della Tusciania, per avermi ospitato. Da vecchio judoka ed amante di questa meravigliosa disciplina, consentitemi in assoluta umiltà, di aggiungere che il judo quando è insegnato bene corregge gli atteggiamenti aggressivi ed aumenta la concentrazione. Chi lo pratica, infatti, impara a riflettere prima di agire e senza lasciarsi trasportare dalle emozioni anche nelle situazioni più delicate.
Concludo con uno degli aforismi del Maestro Jigoro Kano a me più cari, lo “Jita Kyoei”, che traduco semplicemente ed un po’ più liberamente così: “Amicizia e mutua collaborazione”. Per indicare che con l’aiuto reciproco tutta la comunità può raggiungere una condizione soddisfacente. Nel pensiero originario il Maestro Kano voleva significare, infatti, che è proprio tramite il miglioramento di ciascuno di noi che si può giungere ad un miglioramento della società e quel miglioramento deve essere l’obiettivo principale anche di ogni judoka.
Articolo di Massimo Guarino








