Battipaglia. È stato costituito il Comitato territoriale “Sì Separa”, promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi, a sostegno del Sì nel referendum confermativo sulla riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere in Magistratura.
Il Comitato Territoriale nasce su iniziativa dell’avv. Lorenzo Forlano e vede già l’adesione di giovani avvocati e giuristi del territorio, tra cui gli avvocati Michele Mastia e Alfredo Fierro e il dott. Nicola Paladino.
Il Comitato “Sì Separa” si propone di sostenere con determinazione le ragioni della riforma costituzionale, contrastando letture ideologiche e strumentali e promuovendo una campagna referendaria fondata su dati, principi e contenuti. Al centro dell’iniziativa vi sono il riequilibrio tra i poteri dello Stato, la reale imparzialità della giurisdizione e la piena attuazione del giusto processo, valori irrinunciabili in uno Stato di diritto moderno.
Sono già in fase di organizzazione iniziative pubbliche, momenti di confronto e attività di informazione sul territorio, finalizzati a rafforzare le ragioni del Sì in vista del referendum del 22 e 23 marzo.
“Questo Comitato nasce dalla volontà di assumersi una responsabilità pubblica e di contribuire in modo concreto a una riforma attesa da anni. La separazione delle carriere è una scelta di equilibrio e di trasparenza, che rafforza la fiducia dei cittadini nella giustizia e rende il sistema più coerente con i principi costituzionali.
La composizione giovane del Comitato rappresenta un segnale chiaro di rinnovamento: vogliamo parlare soprattutto alle nuove generazioni, ai cittadini del domani che più di tutti meritano una giustizia più credibile, più imparziale e più comprensibile.
Tra i capisaldi dell’azione del Comitato vi è la convinzione che una giustizia realmente terza non possa prescindere da una netta distinzione tra chi esercita l’azione penale e chi è chiamato a giudicare, con ruoli, percorsi e responsabilità non sovrapponibili.
La riforma costituzionale sancisce infatti la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, prevedendo due percorsi distinti che si incontrano esclusivamente nel processo. Una scelta già adottata nella quasi totalità degli ordinamenti europei, che non indebolisce l’azione penale ma la rende più trasparente, restituendo centralità alle garanzie del cittadino e credibilità all’ordinamento giudiziario”.









