Battipaglia. La Vice sindaca Catarozzo alla festa islamica del Montone. La Sindaca Francese loda l’iniziativa: “Un modello di comunità inclusiva e coesa”

La Vice Sindaca, la dottoressa Gabriella Catarozzo, in rappresentanza dell’amministrazione capeggiata dalla sindaca Cecilia Francese, ha portato nei giorni scorsi un saluto alla comunità musulmana all’Eid al-Adha (in arabo: عيد الأضحى, “Festa del Sacrificio”). È la festività più importante del calendario islamico. Conosciuta anche come Eid al-Kabir (“Festa Grande”) o Festa del Montone, commemora la totale sottomissione a Dio del patriarca Abramo (Ibrahim), pronto a sacrificare il proprio figlio Ismail prima che l’intervento divino lo sostituisse con un montone. La ricorrenza, che dura dai tre ai quattro giorni, coincide con la fine del pellegrinaggio annuale alla Mecca (Hajj). Nel 2026, le celebrazioni sono iniziate la sera del 26 maggio.  “La dottoressa Catarozzo – si legge sulla pagina facebook della sindaca Cecilia Francese – nel suo intervento ha voluto richiamare le parole di #PapaLeone sulla necessità di fermare i conflitti, costruire pace e custodire il dialogo tra i popoli e le comunità. Un richiamo particolarmente significativo in un tempo attraversato da guerre, tensioni sociali e narrazioni spesso divisive”. La prima cittadina ricorda ai battipagliesi che l’Eid al-Adha rappresenta una delle ricorrenze più importanti per i fedeli #musulmani, “ma occasioni come questa ricordano anche che la dimensione religiosa non è soltanto un fatto privato ma è anche un fatto sociale che produce relazioni, identità, partecipazione, appartenenza. E proprio per questo non può essere ignorata da chi amministra un territorio, ma va conosciuta, accompagnata e compresa dentro una visione di comunità inclusiva e coesa. In una fase storica in cui il tema dell’immigrazione – continua la prima cittadina – viene spesso raccontato esclusivamente attraverso la cronaca o la paura, diventa fondamentale distinguere tra gli episodi che alimentano tensione e la quotidianità silenziosa di migliaia di #famiglie che vivono, lavorano, studiano, crescono figli e contribuiscono alla vita delle nostre città. La coesione sociale non nasce spontaneamente e non si costruisce attraverso le semplificazioni. Richiede invece conoscenza reciproca, prossimità, dialogo e la capacità delle istituzioni di creare spazi di incontro reali, capaci di contrastare stereotipi e diffidenze. Momenti come questo – chiosa Cecilia Francese – aiutano a costruire una società più consapevole della propria pluralità e più forte nella capacità di trasformare le differenze in occasione di convivenza e responsabilità condivisa”.

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