Frode sui bonus edilizi, nel mirino due gruppi con base nel Salernitano: sequestrati beni per 160 milioni e richieste misure per nove indagati

Maxi inchiesta della Procura di Salerno su presunte frodi legate agli incentivi statali per l’edilizia. Al termine di una complessa attività investigativa condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Salerno, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo per un valore complessivo di circa 160 milioni di euro. Contestualmente, la Procura ha avanzato richiesta di misure cautelari personali nei confronti di nove indagati: per quattro è stato chiesto il carcere, mentre per altri cinque gli arresti domiciliari. Sarà il Gip del Tribunale di Salerno, nei prossimi giorni, a valutare le accuse e ad ascoltare le eventuali dichiarazioni degli interessati. Tra gli indagati figurano professionisti e imprenditori originari di Nocera Inferiore, Albanella, Cava de’ Tirreni, Eboli, Bellizzi, Mercato San Severino e Sicignano degli Alburni. Secondo l’ipotesi investigativa, due distinte organizzazioni criminali con base nella provincia di Salerno avrebbero realizzato un articolato sistema di truffe ai danni dello Stato attraverso l’utilizzo di oltre 80 società ritenute fittizie, prive di strutture operative, dipendenti e mezzi aziendali. Le società avrebbero attestato falsamente lavori di riqualificazione edilizia mai eseguiti su circa 200 immobili distribuiti in tutta Italia, sfruttando meccanismi legati a Bonus facciate, Superbonus 110%, Ecobonus e Sismabonus. Determinante, secondo gli inquirenti, sarebbe stato il ruolo di due professionisti contabili, ritenuti promotori delle associazioni contestate, che avrebbero generato milioni di euro di crediti fiscali inesistenti attraverso il sistema di cessione dei crediti. I crediti sarebbero poi stati ceduti a società inconsapevoli oppure utilizzati per compensare imposte realmente dovute. L’indagine ha inoltre portato alla contestazione, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio. Gli investigatori hanno ricostruito anche flussi finanziari per circa 17 milioni di euro, con trasferimenti di denaro verso l’estero, in particolare in Cina, India e Pakistan. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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