Ospedale di Battipaglia: il “corto circuito” istituzionale tra ASL e Comune. Chi dice la verità sulla stabilità del presidio?

BATTIPAGLIA – Attorno al futuro e, soprattutto, al presente del presidio ospedaliero “Santa Maria della Speranza” si sta consumando un vero e proprio “corto circuito” comunicativo e istituzionale. Al centro della vicenda c’è una palese e preoccupante contraddizione tra le dichiarazioni cautelative della dirigenza sanitaria e le rassicurazioni fornite dalla politica locale: due versioni opposte che disorientano i cittadini e sollevano interrogativi su chi stia gestendo davvero l’emergenza strutturale del nosocomio. Da un lato della barricata si posizionano i vertici dell’ASL Salerno. Il Direttore Sanitario, dott. Primo Sergianni, ha assunto pubblicamente una linea improntata alla massima cautela tecnica. Sergianni, nei giorni scorsi, ha riferito ufficialmente che l’azienda sanitaria ha dovuto conferire un incarico urgente a tecnici strutturisti esterni per periziare l’immobile, ordinando persino l’apposizione di appositi sensori per monitorare eventuali oscillazioni o movimenti sospetti dei pilastri. Una procedura d’emergenza che, di fatto, certifica l’esistenza di un dubbio concreto sulla reale stabilità statica della struttura e che ha imposto lo sgombero preventivo di oltre sessanta pazienti. Dall’altro lato risponde, in modo quasi clamoroso, la politica cittadina. Questa mattina, presso la Sala Giunta del Comune di Battipaglia, si è riunita la conferenza dei capigruppo consiliari, convocata dal Presidente del Consiglio Angelo Cappelli. All’incontro ha preso parte anche l’ingegnere capo dell’ufficio tecnico comunale. Al termine del vertice, una nota ufficiale ha liquidato la pratica con una sicurezza sorprendente: a seguito di non meglio specificate “interlocuzioni”, i capigruppo hanno frettolosamente “confermato l’assenza di criticità strutturali dell’attuale presidio”, derubricando la crisi a semplici “interventi di manutenzione straordinaria” volti a restituire la piena funzionalità dell’ospedale entro i primi giorni di settembre. Ed è esattamente qui che emerge l’aspetto più contraddittorio e paradossale dell’intera vicenda. Come può la politica comunale – che non ha alcuna competenza diretta né gestionale sulla struttura ospedaliera – smentire nei fatti l’operato e le cautele scientifiche dell’ASL? Mentre i tecnici dell’azienda sanitaria piazzano sensori per misurare i millimetrici cedimenti del cemento armato, i capigruppo consiliari firmano una cambiale in bianco sulla sicurezza strutturale, dichiarando l’assenza di pericoli ancor prima che le perizie ufficiali siano ultimate. Se da un lato l’ASL procede con i piedi di piombo per tutelare l’incolumità pubblica, dall’altro il Comune sembra voler accelerare una rassicurazione di facciata, forse per spegnere sul nascere le feroci polemiche politiche legate ai ritardi storici sull’adeguamento antisismico e alla futura gara d’appalto per il Nuovo Ospedale. Il risultato è un cortocircuito informativo: se l’ospedale non ha criticità strutturali, perché evacuare i reparti e installare i sensori di movimento? Se invece il rischio esiste, su quali basi scientifiche i capigruppo consiliari tranquillizzano la Piana del Sele? La salute dei cittadini merita risposte certe, non dichiarazioni incrociate.

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