BATTIPAGLIA – Un dato che va oltre ogni più rosea aspettativa quello che emerge dai dati ufficiali sull’affluenza per il Referendum Costituzionale Confermativo nella città di Battipaglia. Alla chiusura dei seggi di domenica 22 marzo, la partecipazione ha sfiorato la soglia del 40% (39,82%), con 15.107 votanti su un totale di 37.934 elettori iscritti. Il dato è significativo: storicamente, i referendum costituzionali che non prevedono il raggiungimento di un quorum faticano a mobilitare l’elettorato. Tuttavia, la risposta dei cittadini battipagliesi sembra indicare una forte sensibilità verso il tema trattato. Se il trend di crescita dovesse confermarsi durante le operazioni di voto di questa mattina, la proiezione finale a seggi chiusi (prevista per le ore 15:00) potrebbe superare la soglia del 50%, un risultato eccezionale per una consultazione di questo tipo. I cittadini sono chiamati a esprimersi sulla legge di revisione costituzionale riguardante l’ordinamento della Magistratura e l’istituzione dell’Alta Corte. Poiché la riforma è stata approvata dal Parlamento a maggioranza assoluta ma non dai due terzi dei componenti, la Costituzione prevede la possibilità di richiedere un referendum confermativo per lasciare l’ultima parola al corpo elettorale. Il quesito tocca punti centrali dell’assetto istituzionale: Separazione delle carriere: La riforma propone di distinguere nettamente il percorso professionale di chi giudica (giudici) da chi accusa (pubblici ministeri). Sdoppiamento del CSM: La creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per ciascuna categoria. L’Alta Corte: L’istituzione di un nuovo organo giurisdizionale incaricato di decidere sugli illeciti disciplinari dei magistrati, esterno ai rispettivi CSM. È fondamentale ricordare che, trattandosi di un referendum costituzionale (ex art. 138), non è richiesto un numero minimo di votanti affinché la consultazione sia valida. Vince semplicemente l’opzione (SÌ o NO) che ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi. Il SÌ confermerebbe definitivamente il passaggio alla nuova riforma, mentre il NO manterrebbe l’assetto attuale della magistratura previsto dalla Costituzione del 1948.











