Rischio accumulo per i procedimenti giudiziari. L’ampia sospensione dell’attività dei tribunali determinata dall’emergenza Covid-19 potrebbe provocare un ingolfamento di fascicoli alla ripresa. Nel settore civile per le udienze urgenti che riguardano i minorenni e i rapporti familiari e, nel penale, le convalide di arresto e di fermo, oltre alle udienze nei procedimenti a carico di detenuti se loro o i difensori chiedono di andare avanti. I magistrati stanno poi cercando di chiudere i procedimenti arrivati alle battute finali, tenendo le camere di consiglio in videoconferenza o sostituendo le udienze per la precisazione delle conclusioni dei difensori con il deposito telematico di note scritte. Difficile immaginare un ritorno alla normalità nelle aule giudiziarie italiane sempre affollatissime, incompatibili con le norme sul distanziamento sociale. Il ministero della Giustizia ha dettato le regole per i collegamenti da remoto (decreto del 20 marzo), il Consiglio superiore della magistrature e il Consiglio nazionale forense hanno siglato protocolli per disciplinare le udienze online. Ma non mancano difficoltà e nodi da sciogliere. A cominciare dall’impossibilità di assumere in videoconferenza testimonianze o dichiarazioni di consulenti e periti. Una questione di primaria importanza che investe il sistema di formazione della prova e, nel penale, il diritto al contraddittorio e l’oralità del processo. Non mancano i problemi amministrativi. Il principale consiste nell’impossibilità per il personale delle cancellerie che lavora in smart working di accedere ai registri civili e penali e di depositare gli atti. Molti tribunali hanno chiesto al ministero della Giustizia di sbloccare questo impasse che rischia di diventare un collo di bottiglia anche per i procedimenti oggi trattati in forma scritta e gestiti da remoto da magistrati e avvocati. Nel frattempo il Governo annuncia una proroga della chiusura dei Tribunali fino al prossimo 11 maggio 2020.
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