Uno dei libri che ogni battipagliese dovrebbe avere letto è il saggio del prof. Antonio Cestaro sulla fondazione della colonia agricola di Battipaglia, ovvero la realizzazione delle “Comprese” iniziata durante il regno borbonico e conclusasi con il regno unitario. L’operazione diretta dal Barone Giacomo Savarese aveva come finalità sia quella di alleviare le sofferenze delle persone colpite dal terremoto sia quella di portare manodopera in un luogo insalubre ma dalle grandi potenzialità. “La storia delle comprese – scriveva il prof. Antonio Cestaro – è una storia per molti versi emblematica nel contesto della storia generale del Mezzogiorno. È una storia di vita, una storia di ingegno, una storia di futuro. Quei grafici progettuali dell’ingegnere Dombrè, direttore delle opere di bonifica del Bacino del Sele, rappresentarono nel settembre del 1858 le prime linee di un ambizioso progetto coltivato dall’allora ministro dei lavori pubblici, il barone Giacomo Savarese che si dedicò nell’ultimo decennio del regno borbonico alle opere di bonifica del bacino del Sele, con la colonia agricola di Battipaglia rimasta incompiuta a causa degli eventi rivoluzionari del settembre-ottobre 1860. Fu il terremoto del 16 dicembre 1857 che colpì un vasto territorio tra Basilicata e Vallo di Diano a determinare nella burocrazia borbonica un disegno di riavvicinamento alle masse popolari con interventi di “umana carità”, fu scritto a quel tempo, a favore delle popolazioni colpite. Comincerà così la storia di una città nuova del Mezzogiorno, da colonia agricola a grande comune del Sud capace di svilupparsi e crescere. Il punto di partenza di questo miracolo nella storia del Mezzogiorno è rappresentato proprio dalla fondazione della Colonia agricola dopo il 1857. Fu allora che cominciò quella trasformazione di una terra paludosa e malarica in una delle zone più fertili d’Italia. Battipaglia segnerà la storia della ricostruzione post bellica, della riforma agraria, del nuovo e contestato urbanesimo italiano. Sarà la città che crescerà tra il suo passato e il suo futuro, un pendolo ineguagliabile della storia del Mezzogiorno”.








