E mò? Io avevo in mente di scrivere altro e invece Palmentieri è stato capace di sorprendermi anche questa volta. Lo fa sempre. Mi crolla la certezza di tutto. Con oggi viene meno quella convinzione a cui mi ero sentimentalmente affezionato: Tudisco e Palmentieri sempre insieme, nella buona e nella cattiva sorte. Ha combattuto contro tutto e tutti il presidente pur di tenere il tecnico siciliano sulla panchina bianconera ma mai affronto fu più grave della sconfitta in casa, per di più in rimonta, contro l’ amato-odiato Villecco della Picciola. Sacrilegio. Ho sempre amichevolmente consigliato al presidente di fare di testa sua, sempre. Di sbagliare ma di sbagliare con la sua testa. Di avere ragione ma di avere ragione con la sua testa. Anche quando ha combattuto un’intera tifoseria pur di mantenere Tudisco, io l’ho apprezzato. “Quella è la proprietà…” ha sentenziato un pomeriggio d’agosto il mio amico Lucianiello Capaccio. E in fondo ha ragione (come sempre) Lucio. Lui è la proprietà, lui decide, lui coi suoi soldi fa quello che vuole. E allora Tudisco resta. Ma quello che mi ha sempre sorpreso più di tutto è stato proprio Tudisco. A parte Palmentieri, non lo voleva nessuno a Battipaglia, né l’anno scorso né quest’anno. Eppure è rimasto al suo posto. Ha beccato insulti, cori, offese ma lui rimaneva lì, sotto braccio col presidente Palmentieri. E a me veniva sempre in mente quella scenetta di Totò, quella di “che so Pasquale io?”, quella di “…chissà questo dove vuole arrivare”. Non c’è riuscita la sconfitta in casa col Sorrento, la difesa a 3 schierata a Casalbuono contro il Valdiano con un uomo in più per 70 minuti, la sconfitta di Pontecagnano con il Faiano, l’umiliazione nei play off in casa con il Cervinara, il “toglietevi un poco davanti” contro il Real Palomonte in coppa Italia ma bensì una buona squadra di Promozione, qual è la Picciola, al cospetto di Palmentieri. Piango.
Chi verrà? Cosa farà? Chi preferisci? Verrà lo “zingaro”? L’ebolitano? Non lo so, non ho idea. So, però, che basta poco, davvero pochissimo per vincere questo scarso campionato d’Eccellenza. Il tempo è dalla nostra parte.
P.S. Domenica sera a fine partita sono tornato a casa e ho aperto la mia collezione di album Panini, quello delle figurine, avete presente? Ho cercato il nostro scudetto quando frequentavamo la serie C. Ho letto la didascalia e sotto a “colori sociali” c’era scritto bianco e nero. Ma non mi sono fidato, non ne ero convinto. E allora ho chiamato il fido storico giornalista nonché amico Paolo De Vita e anche lui mi ha confermato che i colori sociali della Battipagliese sono il bianco e il nero. Non ho voluto svegliare il professor Telese, sarebbe stato troppo. Mi sono fidato di Paolo. E allora mi chiedo: perché “cacchio” non giochiamo con la maglia bianconera? Ecco…









