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8 marzo 2024. Il prof. Corrado Spina: “c’è ancora una disparità salariale tra uomo e donna”

Articolo dell’Avv. Corrado Spina – prof. a contratto Università di Salerno

La normativa nazionale, in materia di lavoro, ed i Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro (CCNL)  vietano le differenze salariali tra uomo e donna.

Inoltre il Trattato di Roma del 1957 stabilì il principio di “parità delle retribuzioni per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore”; nonostante ciò, nella vita quotidiana  il “divario retributivo” esiste, la donna  guadagna  meno dell’uomo.

Tale fattispecie, viene definita “Gender Pay Gap”, ovvero la differenza tra il salario annuale medio ricevuto dalle donne e quello percepito dagli uomini.

In Italia, bisogna fare un ulteriore distinzione tra il lavoro pubblico ed il lavoro privato, nel primo e nelle grandi aziende private la difformità di retribuzione è pari al 5% in favore degli uomini, nel secondo, tra cui le micro imprese e le partite IVA, è di circa circa 8.000 Euro  (26.227 Euro per l’uomo contro i 18.305 Euro della donna).

Questo dato, tuttavia non è soltanto italiano, ma anche Europeo, in quanto le donne nell’Unione Europea percepiscono circa il 13% in meno degli uomini, in specie per ogni Euro guadagnato da un uomo, la donna riceve solo 0,87 Euro.

Tuttavia, la differenza retributiva è maggiore nel lavoro privato che nel lavoro pubblico, ove le donne occupate in Italia rappresentano il 42%, in minoranza rispetto agli uomini e molto lontano dal livello delle Svezia che con il suo 81% è leader in Europa.

La disparità di trattamento economico è dovuta a diversi fattori, tra i quali la riduzione dell’orario di lavoro (part-time), circa 3.500.000 di donne scelgono questa tipologia contrattuale, poiché maggiormente coinvolte nella cura dei figli e nelle mansioni domestiche;

contratti a tempo determinato, in alcuni casi più di uno durante l’anno tali da non permettere la continuità lavorativa; le scelte professionali influenzate dalle responsabilità familiari, un terzo delle donne è costretta ad occuparsi dei figli o dei genitori; impiegate in bassi livelli della piramide lavorativa, come l’assistenza, la sanità e l’istruzione;  meno posti da dirigente, solo il 34%, sebbene rappresentino la metà dei dipendenti.

In ogni caso, bisogna ricordare che  i minimi tabellari sono identici per entrambi, però quello che cambia è la parte variabile della retribuzione, quale il cosiddetto “assegno ad personam”,  lo straordinario, la  trasferta, il festivo, il turno di  notte ed altri ancora.

Questi  elementi, con il passare degli anni, fanno aumentare  il divario di retribuzione tra la donna che ha figli e l’uomo  o anche con la stessa donna  senza figli.

Per concludere, un passo avanti è stato fatto con la direttiva europea n. 970 del giugno 2023, in tema di parità di retribuzione tra uomo e donna, tuttavia il governo nazionale dovrebbe garantire maggiori risorse per le politiche della famiglia, al fine di concedere maggiori opportunità sia per il congedo familiare e sia per aiutare la donna nella responsabilità di assistenza alla famiglia.

                                                                avv. Corrado Spina

                                                   prof. a contratto Università di Salerno

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