Il saggio di Alberto Granese su Alfonso Gatto: un viaggio tra tensione libertaria e sperimentazione ardita

SALERNO — Si intitola “Alfonso Gatto: tensione libertaria e sperimentazione ardita” l’ultimo saggio che Alberto Granese, illustre accademico dell’Università di Salerno e stimato critico letterario, ha voluto dedicare al celebre artista salernitano. L’opera si configura come un vero e proprio omaggio nel cinquantenario della morte del poeta, offrendo un ritratto a 360 gradi capace di fondere con rigore scientifico la dimensione umana e quella artistica di Gatto, da sempre animate da una profonda tensione etico-civile. Il lavoro di Granese non si limita a un’analisi estetica, ma scava nelle radici storiche e biografiche dell’autore. Attraverso lo studio di documenti d’archivio e testimonianze inedite, il critico ricostruisce l’evoluzione di un percorso letterario straordinario. Un viaggio che parte dalle radici salernitane per dilatarsi verso la Firenze della rivista “Campo di Marte” e dello storico caffè delle Giubbe Rosse, fino a raggiungere un respiro pienamente europeo. Nel saggio emerge con forza anche la figura del Gatto “poeta-pittore”, evidenziando una continua e feconda interferenza tra i diversi linguaggi artistici da lui frequentati. Tra le chicche destinate a studiosi e appassionati, Granese svela un dettaglio privato di grande valore emotivo e documentario. Si tratta di una silloge poetica tradotta in lingua polacca nel 1956. Sul frontespizio de “La storia delle vittime”, spicca una dedica autografa firmata nell’aprile di quell’anno dallo stesso Alfonso Gatto. Le parole del poeta recitano: «A Generoso Granese con la nostalgia e l’affetto e ad Alberto, amico nel nome del padre suo». Un segno tangibile di un legame profondo, che unisce la sensibilità del critico a quella del poeta fin dall’infanzia. Il testo si chiude richiamando l’eloquente lirica “A mio padre”, tratta proprio da “Storie delle Vittime”, in cui la memoria della voce paterna si fa ombra e speranza, proiettando gli uomini «incamminati verso l’alba». Un incontro, quello tra le pagine di Granese e i versi di Gatto, che sancisce una perfetta fusione di orizzonti tra un vero poeta e un grande critico.

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