BATTIPAGLIA – Non è una novità, ma una triste consuetudine che si ripete puntuale ad ogni inizio di stagione. L’ordinanza n. 60 firmata il 30 aprile 2026 dal Sindaco Cecilia Francese, che vieta la balneazione nel tratto a sinistra della foce del Tusciano per 961 mt, rappresenta l’ennesimo capitolo di una storia lunga oltre un decennio. Per il tredicesimo anno consecutivo, infatti, la zona si conferma “maglia nera” del litorale battipagliese, intrappolata in una classificazione di “acque scarse” basata sui dati ARPAC del quadriennio 2022-2025. L’ordinanza descrive un ormai classico “balletto” burocratico: mentre i dati storici impongono il divieto, gli ultimi rilievi del 20 aprile 2026 mostrano parametri entro i limiti. Tuttavia, questa alternanza di divieti e revoche temporanee non risolve il problema alla radice, lasciando operatori turistici e cittadini in uno stato di perenne incertezza. Il cuore del problema risiede pochi chilometri più a monte, nell’impianto di depurazione di Tavernola. Nonostante i finanziamenti PNRR da circa 5 milioni di euro destinati al suo potenziamento, i lavori non sono ancora giunti a conclusione. Proprio lo scorso febbraio e marzo 2026, il Comune ha dovuto autorizzare scarichi in deroga nel fiume Tusciano per consentire i fermi tecnici necessari al cantiere. Le criticità segnalate da anni riguardano l’inefficienza del sistema: Depurazione parziale: Documenti e denunce politiche hanno evidenziato come, in fasi critiche, i reflui urbani vengano trattati solo in minima parte (stimate punte del 40%) prima di finire nel Tusciano. Vulnerabilità dell’impianto: La struttura ha subito negli anni gravi battute d’arresto anche a causa di ripetuti furti di cavi di rame e vandalismi, l’ultimo dei quali a gennaio 2025, che hanno messo fuori uso i sistemi di controllo e videosorveglianza. Scarichi abusivi: Al quadro si aggiungono le denunce per sversamenti non autorizzati (come acque di vegetazione dei frantoi) che arrivano dai comuni a monte e si riversano alla foce del fiume. Sebbene l’amministrazione punti al completamento delle opere di ammodernamento tecnologico della linea fanghi e del trattamento biologico per portare l’impianto a una capacità di 69.000 abitanti equivalenti, la realtà attuale parla ancora di un fiume Tusciano che agisce come nastro trasportatore di inquinanti verso il mare, rendendo vani, per ora, i sogni di una balneabilità stabile per l’intera costa.









