Lo scorso 22 settembre, presso il convento di San Pietro alli Marmi di Eboli, il giornalista Alessandro De Pascale ha presentato l’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo (Terra Nuova Editore), di cui è autore assieme agli altri giornalisti dell’Associazione 46° Parallelo.
Il testo, indipendente, giunto alla sua XI edizione e stampato anche in inglese (248 pagine a colori), è letto nelle scuole, nelle università e acquistato dai Comuni; rappresenta dunque un’importante punto di riferimento per comprendere la guerra nel mondo, oltre ad essere l’unico atlante esistente sull’argomento. Annesso, vi è il sito con aggiornamenti quotidiani, anche questo sia in italiano, sia inglese: Atlanteguerre.it e Atlasofwars.com.
La presentazione è iniziata con le parole del frate francescano Padre Modesto, il quale ha spiegato che per poter ricercare la pace è necessario trovare le vere motivazioni che conducono alla nascita dei conflitti, sottolineando: “Tutti gli ideali, compresi quelli religiosi, possono essere distorti”.
Di seguito De Pascale ha premesso che il libro è oggettivo nel raccontare i conflitti ma non è obiettivo, poiché è tassativamente contro la guerra, “senza se e senza ma”. L’Atlante comprende “schede conflitto”. Al loro interno, anche i Tentativi di Pace realizzati dagli studenti dell’università di Firenze del docente di Sociologia dei processi culturali e Mediazione della democrazia partecipativa, Giovanni Scotto, per dare conto di ciò che di positivo si muove nelle società che vivono i conflitti armati. A premessa delle schede, editoriali e approfondimenti, quali quelli di Amnesty International, della ong Intersos, del Centro Documentazione Conflitti Ambientali, dell’Osservatorio dell’Associazione Nazionale Vittime Civili e di Guerra (Anvcg).
Tutti i conflitti sono spiegati in quattro pagine, dalla stessa conformazione editoriale, perché ognuno di questi merita la stessa importanza. A differenza degli altri atlanti, questo utilizza la Carta di Peters, creata da un cartografo tedesco nel 1973 con l’obiettivo di rappresentare al meglio la reale forma e grandezza dei vari continenti, così da dare pari dignità a tutti i popoli del mondo. All’inizio del volume è presente la mappa che delinea le guerre (presenti attualmente in 31 nazioni), le situazioni di crisi (23), due macro-aree e 12 Paesi in cui sono presenti missioni dei Caschi Blu delle Nazioni Unite. Alla fine del volume sono invece presenti dei focus, il gruppo di lavoro e un glossario che definisce il significato dei termini adoperati. L’Atlante delle Guerre comprende inoltre un portfolio fotografico e delle infografiche pensate per informare visivamente e fornire dati riguardo alle cause che generano i conflitti.
De Pascale ha spiegato che oggi, a differenza del passato, il 90% delle vittime sono civili; di solito è il sud del mondo ad essere in guerra. Quando si parla di guerra e pace non si può non far riferimento all’ONU e così il giornalista ha spiegato i rischi e le contraddizioni per i Caschi Blu, come anche il cattivo funzionamento del Consiglio di Sicurezza, l’organo delle Nazioni Unite deputato a prevenire i conflitti.
Esiste una prassi, ormai consolidata nell’ONU, per cui i Paesi più poveri, non potendo versare contributi economici alle Nazioni Unite, mettono a disposizione risorse umane, e cioè soldati; i Caschi Blu provengono dunque dai Paesi più poveri del mondo, mentre le loro missioni vengono finanziare dai paesi del G7 e dalla Cina. Vi è una disparità nelle regole di ingaggio dei Caschi Blu che dovrebbe essere rivalutate, essendo che si parte anche dai Caschi Blu per costruire e mantenere la pace.
De Pascale ha parlato poi dell’impatto ambientale della guerra; basti pensare che un aereo militare consuma sino a 16mila litri di carburante l’ora. Inoltre, ha specificato che i giornalisti dell’Associazione 46° Parallelo non trattano di geopolitica, ma mettono al centro la visione della “geografia dei diritti”, stabilendo quali cooperazioni mettere in campo sulla base del rispetto reciproco dei diritti umani.
La presentazione si è conclusa con la proiezione del trailer di un documentario, con agghiaccianti immagini di bambini soldato ribelli e bombardamenti su città, villaggi civili e ospedali, compiuti della giunta militare che ha preso il potere in Myanmar, al quale il giornalista sta lavorando, assieme ad altri suoi colleghi.











